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Ciao, Palermo.

Mi manchi. Mi manchi indescrivibilmente. Ti penso quando vedo un arancio in fiore. Mi vieni in mente quando guardo il mare calmo. Ti ricordo quando qualcuno balla spensierato per strada.

Sono ormai anni che non ti vengo a trovare, lo so, ma a volte è di questo che si ha bisogno. Forse devo vedere nuovi posti per sapere quanto sei bella, devo vivere nuove esperienze per capire che sei unica. Non mi sono mai fermato, lo sai? Sono lontano, è vero, e probabilmente mi allontanerò sempre di più, ma non ti ho mai dimenticata. Con i tuoi Fichi d’India belli da impazzire e le tue stradine strette strette. Chiudendo gli occhi posso ancora sentire l’odore del pane e panelle, dello sfincione, delle arancine e della tua ammaliante bontà. A volte la notte sogno i tuoi mercati, grandi e frenetici come formicai. Ballarò, La Vucciria, Il Capo. Le urla, gli odori e il pesce fresco. Quando piove mi rifugio con la mente sotto i tuoi ampi ulivi, maestosi e scuri. E ti difendo, se qualcuno parla male di te. Non sei solo sporcizia, non sei solo mafia. Tu sei sole, musica e cannoli. Tu sei risa, sei baccano, sei leggerezza. Sei felicità nuda, spontanea e naturale. I tuoi colori, i tuoi sapori me li sogno la notte, credimi. Il tuo profumo è quello della libertà. E quanto si bedda, col Massimo, il Politeama, la Cattedrale e tutte le tue chiese, Monte Pellegrino, i tuoi giardini, le tue spiagge, i tuoi monumenti, la tua vitalità.

Spero tu mi possa perdonare. Ma da quando sono partito, ti ho sempre portato con me. Eri nella mia testa, nel mio cuore e pure nella mia pancia. Eppure con la forza delle mie gambe, ma soprattutto del mio spirito, ti lasciai. Uscii da me stesso, entrai in mille altre vite e scoprii la mia. Non avevo in mente un tragitto particolare, né un programma preciso. Avevo deciso di essere sipario e lasciarmi riempire da ciò che non avevo mai immaginato. Ma non ti ho abbandonata, non pensarlo. Non ti ho tradita mai.

Ho parlato con persone strane, riso con vecchi sdentati, condiviso il cibo con cani randagi, camminato con bambini saggi e inseguito branchi impazziti. Ho guardato cento cieli diversi e mi sono addormentato sotto la solita luna, ballato con ragazze piene di calore e mi sono confidata con donne timide e pulite. Ho percorso salite azzurre e mi sono lasciato andare a verdi discese. Mi sono sbucciato le ginocchia, scottato la pelle, consumato i piedi. Ho bevuto sorsi di gioia mai assaggiata e ho pianto lacrime di una dolce felicità, sapendo quanta bontà ci fosse nelle persone, quanta bellezza nella natura. Sono caduto nella profondità del mondo senza mai più risalire, non sono tornato mai più nella superficialità. Ho visto luoghi incontaminati e assaggiato piatti pieni del sapore delle mani che lo avevano cucinato. Ho assistito a riti suggestivi, mi sono specchiata nel fuoco della notte e ho respirato la fredda aria dell’alba. Ho volteggiato nel vento caldo di mezzogiorno per fermarmi a contemplare le cime degli alberi nei sereni pomeriggi estivi. Coccolato cuccioli di uomo e mi sono preso cura di esseri amichevoli e fragili. Ho esplorato altre realtà, sempre diverse. Gli orizzonti cambiavano insieme a me, accarezzando terreni morbidi o duri, ma sempre accoglienti. A volte mi trattenevo in qualche città a lungo, altre volte restavo solo per visitare posti meravigliosi, boschi, laghi, e qualche luogo lo attraversavo di sfuggita, per non farvi mai più ritorno se non nei miei pensieri. Ho sempre viaggiato leggero, portando con me solo l’essenziale. Ma tu mi hai sempre accompagnato, Palermo, ovunque andassi eri lì con me.

Tornerò, te lo prometto, e ti porterò in dono ventate di aria fresca, piante dall’altra parte dell’oceano, ricette di altri continenti, parole di altri popoli, culture di paesi sconosciuti, tradizioni di nazioni lontane e leggende di luoghi misteriosi. Così diventerai sempre più ricca, perché questi sono i tuoi gioielli, i tuoi segreti.

Palermo, ti amo. Avendo visto il mondo intero, ormai posso dire, senza paura, che tu sei il mio.

 

 

 

Morena Famà

Morenafamafl@gmail.com

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