Fogli di Viaggio

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Luang Prapang, Laos

Retro cartolina



Testo cartolina

Cara Meriem,

so che attendi mie notizie ormai da tempo. Potresti pensare che io sia stato inghiottito dal vortice di bellezza di questo viaggio in terra asiatica e in parte non potresti che avere ragione. Ma non è questa l’unica verità, come in molti accadimenti umani. Non lo pensavo, ma viaggiare è faticoso, richiede energie. Non solo per muoversi, ma per capire, per entrare nei mondi degli altri, nelle categorie con cui costruiscono il loro vivere. Gli altri disorientano attraverso i loro modi incomprensibili di agire. Incomprensibili attraverso il nostro punto di vista. L’unico modo per navigare in questo mare così estraneo è disorientarsi, perdere quel punto centrale da cui partiamo, dimenticare le nostre certezze ed entrare in quelle altrui. Viaggiare è per me sentirsi temporaneamente transitori. Per fare ciò il bagaglio che ci portiamo dev’essere leggero, quasi invisibile, per poterlo nascondere nel momento in cui ci immergiamo nell’alterità. Il nostro è un bagaglio di pregiudizi, preriflessioni, che possiamo svuotare con un po’ di esercizio. Il viaggio può essere un buon modo per perdersi, per coltivare il dubbio. Dall’altro lato, però, può anche aiutare a consolidare le nostre certezze e quindi rendere il nostro bagaglio molto pesante. Basta scegliere: si può prendere la via più breve per tornare a casa, o fare il giro più lungo. La seconda opzione è faticosa, richiede impegno e un pizzico di coraggio. Io non so ancora dire che direzione ho preso, ma l’Asia mi sembra un buon punto di partenza per perdersi.

Un abbraccio,

Giacomo

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