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Cina col Cappotto

Retro cartolina



Testo cartolina

“Cina col cappotto”

La cartolina che voglio mandare è un testo che ho scritto anni fa dal Campus di Zijingang, Hangzhou, Cina. Qui ho trascorso il secondo anno del mio percorso di laurea magistrale nel 2012.

Il testo che riporto è un’email che ho mandato ai miei genitori esattamente il 30 ottobre del 2012. Ero in Cina da ormai due mesi e mezzo, arrivata via terra a Shanghai dopo un viaggio in Siberia, ero stata accolta da quel caldo umido, pesante, appiccicoso che solo nelle grandi città cinesi riesce ad essere così fastidioso, dagli odori, il chou doufu (il tofu puzzolente), il cibo di strada, lo smog, gli incensi accesi nelle toilette, tutte fragranze che vanno a comporre quello che è il “profumo” di Cina. Ricordo che la prima volta che sono scesa all’aeroporto Pudong di Shanghai, nel luglio del 2009, lo stesso clima mi ha fatto pensare di morire soffocata, poi non è successo e quindi ho pensato di tornarci.

Al caldo estivo la parte maschile della popolazione cinese risponde alzandosi la maglietta e mostrando, senza vergogna, il proprio ventre, chi tondo e teso, chi rientrante e scheletrico. La parte femminile invece si nasconde sotto ombrelli per pararsi dal sole e si sventola con grandi ventagli. A tutto questo ero pronta, ormai avvezza, grazie al mio primo viaggio.
Quello che mi ha stupito in quella fine di ottobre è stato il cambiamento di muta di un paese che avevo sempre visto solo accaldato e trasudante. La trasformazione della consistenza dell’aria, degli odori, dei colori e delle persone, ora ricoperte da pigiami trapuntanti, intenti a fare la spesa al market del campus o a passeggiare per i viali alberati battendosi gli arti per riattivare la circolazione.

“Eccoci qui,

è arrivato il freddo, la pioggia, l’autunno… le foglie iniziano a diventare rosse e a cadere; i cinesi, che sono abituata a vedere accaldati e con i loro panzoni scoperti, si vestono con maglioni e felpe buffe e giacche troppo grandi.

La pioggia cade, fa rumore, lava.

Solitamente questo scenario mi avrebbe messo tristezza, invece no. Tutto ciò mi incuriosisce, voglio vedere com’è una Cina che non ho mai visto. Una Cina fredda, alle prese con la pioggia e la neve, col cappotto, la cuffia e i guanti.

Attaccata al mio termos pieno di tè caldo mi incollo alla finestra che si affaccia su questo mondo nuovo, apro bene gli occhi, studio, esploro, osservo e intanto mi scaldo le mani e la pancia con l’acqua bollente.

Con un maglione in più, uscito da un pacco di cartone mandato da Bologna, ora affronto le mie giornate e questa nuova vita.

La pioggia gocciola ancora fuori dalla finestra, non più torrenziale come qualche ora fa. Quindi ora tiro le tende, mi accuccio sotto le coperte e mandandovi la buonanotte chiudo gli occhi e aspetto domani.

Vi penso tanto

Virgi”

 

È stato in quel momento che ho iniziato la mia vita in Cina, che la vacanza si è trasformata in quotidianità, che sono diventata una cittadina di Hangzhou.

Mando questo testo a una settimana dalla mia ripartenza per la Cina, questa volta un viaggio breve, ma con la certezza di trovarla “con il cappotto”.

Virginia Mariano

 

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